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La Fiera, i "saltanbanchi" e ciarlatani
"Vi
è al centro della città, tutta una babilonia di botteghe
e di mostre, e i bergamaschi delle montagne vengono gli uni per
vedere, gli altri per acquistare; chi gironzola, chi tira dritto.
All'angolo di questo immenso bazar, tutto ingombro di popolo e mercanzie,
trentasei baracche racchiudono trentasei spettacoli di ogni sorta,
giganti, nani, circhi, rinoceronti, marionette; e mentre gigantesche
tele destinate ad attirare la curiosità allo stesso tempo
diffidente e credula dei gonzi, mostrano agli occhi stupiti tutte
le mostruosità dei cinque regni, tromboni, musiche, pagliacci,
suonano, gridano, gesticolano a gara in tutte le direzioni."
Così
un noto scrittore ginevrino, Rodolfo Topffer, in un suo scritto
del 1843 descrive cosa accadeva nei quindici giorni in cui si svolgeva
la Fiera di Bergamo in quella che allora era detta piazza Baroni,
prima ancora indicata con Prato di S. Antonio, e che attualmente,
corrisponde allo spazio prospiciente la chiesa di Santa Rita fin
verso l'attuale piazza della Libertà.

Le notizie circa questo tipo di attrazioni si devono soprattutto
ai manifesti sopravvissuti e depositati presso la Biblioteca Civica
"Angelo Mai", avvisi e volantini che ci offrono uno spaccato
di quelli che erano le attrazioni e i divertimenti intorno alla
metà dell'ottocento. Curioso è il manifesto che nel
1837 annuncia la presenza alla fiera di un "grandioso e sorprendente
spettacolo di varie belve feroci
dal leopardo tigre alla vera
donna del bosco, la prima di questa specie portata viva in Europa
la
scimmia a testa di morto, la scimmia della testa di cane."

Alla fiera di S. Alessandro molto successo di pubblico ebbero le
esposizioni di fenomeni viventi, come "il ragazzo vivente a
due teste e due corpi dell'età di cinque anni" o la
"giovane barbuta d'anni ventiquattro e che nessun l'uguaglia
e nessun la sorpassa". Grande sensazione provocò nel
1841 l'avviso che in piazza Baroni si sarebbe tenuta "una grande
corsa di cavalli e bighe seguita da una doppia ascensione di globo
aerostatico accompagnata da straordinaria scena mimico equestre,
combattimenti ad arma bianca e fuoco vivo, bombardamento cannoni,
diroccamenti, fuochi artificiali, piramide e forze erculee."
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Accanto a questi spettacoli, la fiera di S. Alessandro offriva
numerose rappresentazioni di marionette, ombre cinesi e cantastorie,
tanto che le autorità politiche furono costrette a regolamentarne
l'afflusso. Infine non mancavano, sempre in tempo di fiera, le rappresentazioni
teatrali che inizialmente si svolgevano in un teatro in legno che
veniva costruito appositamente ogni anno, fino a quando, nel 1784,
fu costruito il teatro stabile Riccardi. Al riguardo ci furono polemiche
aspre, alimentate soprattutto dai proprietari del teatro di città
alta, che ne temevano una perdita d'importanza. Ancora una volta,
la fiera diventava non solo causa di litigi, ma anche segno dei
tempi che cambiavano: non solo le attività commerciali si
spostavano dalla città alta alla città bassa, ma ora
anche la cultura cominciava a incrinare il predominio del vecchio
borgo cittadino.


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