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Dalla Fiera al progetto "Panorama" di Piacentini

I lavori di costruzione del fabbricato durarono dal 1734 al 1740, alla fine dei lavori la costruzione si estendeva su un perimetro quadrato all'interno del quale si trovavano 540 botteghe: 124 erano poste sui lati mentre le restanti si susseguivano lungo 14 vie tra loro parallele. Le botteghe erano tutte uguali, a due piani (in genere il piano superiore veniva adibito a temporanea abitazione dei mercanti), con soffitti a volta per maggior sicurezza contro gli incendi.

 

Al centro del fabbricato venne eretta nel 1740 la fontana disegnata da Giovan Battista Caniana e che ancora oggi è visibile in P.zza Dante. L'accesso alla fiera era regolato da 12 ingressi chiuso da pesanti cancelli di ferro, mentre ai quattro lati vennero innalzati altrettanti "torresini" in cui risiedevano il"giudice del maleficio", cioè quello preposto alle sanzioni penali, i "giudici alle vettovaglie" trovavano posto nel "torresino" oggi sede della Banca Popolare di Bergamo, infine "l'ufficio di fiera" e i "giudici alla sanità" che erano incaricati della pubblica sicurezza interna. Per avere un'idea dell'importanza che la fiera di Bergamo aveva nel Settecento, basta ricordare che circa la metà delle botteghe venivano date in affitto a mercanti provenienti da fuori Bergamo, in particolare da Trento, Brescia, Verona, ma non solo, ad esempio i mercanti Svizzeri, che da tempo conoscevano le potenzialità offerte dal sistema produttivo e commerciale bergamasco, utilizzavano le facilitazioni daziarie offerte in tempo di fiera.

Così Bergamo, in tempo di fiera, diventava luogo privilegiato di contrattazione dei panni provenienti dagli Imperi Centrali e della seta greggia e filata grazie alla riduzione del 75% del dazio doganale.
Un altro importante fattore di richiamo della fiera era determinato dalla presenza, per tutto il periodo dell'apertura, di "ciarlatani, saltinbanchi, suonatori d'ogni classe, ostensori venali di bestie, di ombre, statue e di qualsiasi rarità". La vita della fiera di Bergamo continuò ininterrottamente alternando momenti di profonda crisi, causati anche dalle vicende politiche del tempo, ad altri di ripresa e di prosperità fino al 1848 quando a causa dei moti patriottici fu sospesa per un anno. Purtroppo la crisi definitiva non era lontana e infatti raggiunse l'apice quando, nel 1861, con l'Unità d'Italia e l'abbattimento delle barriere doganali, si pose in questione l'esistenza stessa della fiera.

All'interno dell'amministrazione cittadina si creò allora una frattura tra coloro che volevano dare un volto nuovo al centro cittadino, con il conseguente graduale abbattimento del fabbricato della fiera, e chi sperava che la fiera di S. Alessandro potesse tornare agli antichi splendori.
Nel 1907 venne bandito un concorso a carattere nazionale per la realizzazione di un nuovo centro cittadino che, come scriveva l'ingegner Elia Fornoni, " che non rovini questo bel punto della nostra città, tanto caratteristico, tanto attraente, con il suo sfondo di cielo, di luce, di prospettiva stupenda ". Vinse il concorso l'architetto romano Marcello Piacentini con il progetto denominato "Panorama" che prevedeva la creazione di una piazza rettangolare, con due tratti di portico lungo il Sentierone e una torre presso la Banca Popolare. Il progetto, mantenendo tutti gli edifici alla stessa altezza, permetteva una eccellente visuale verso Città Alta, salvando la veduta panoramica da Porta Nuova e dal futuro centro. Le complesse procedure di acquisizione, dal 1909 al 1914, da parte del Comune delle costruzioni esistenti in fiera e la lunga parentesi della prima guerra mondiale determinarono il rinvio di quasi quindici anni della fase attuativa del progetto che venne completato solo nel 1927.

 

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