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La Camera di Commercio

La Camera primaria di commercio di Bergamo venne istituita con la legge 26 agosto 1802 e visse per alcuni anni alla ricerca di una stabile definizione del proprio assetto. Nei primi mesi di attività, le sedute della Camera di Commercio si tennero nella sala maggiore del Palazzo Civico (attuale sede della Biblioteca Angelo Mai) ma si trattava di una soluzione di carattere provvisorio, infatti si trasferì in un locale in via Aquila Nera dove vi restò dal 1804 al 1809, momento in cui la Camera di Commercio trovò una sistemazione in città bassa, scelta difficile perché mai prima d'allora era stata messa in discussione la sua collocazione nel centro storico dove, nello spazio di pochi metri, si raccoglievano le massime istituzioni civili e religiose della città. La discussione che portò a questa decisione rivela che una parte del ceto imprenditoriale era nettamente contraria al trasferimento della Camera di Commercio nei borghi, preoccupata che con il tempo la città potesse perdere "il suo antico lustro".

Non va dimenticato che del resto la Finanza e la Posta erano già state trasferite nella città bassa nel 1797 dove "per le loro particolari incombenze sono assai meglio situate nei borghi ove hanno luogo il passaggio delle merci di transito ed il cambio de' i corrieri". A partire dall'11 aprile 1809 gli uffici della Camera di Commercio trovarono posto in contrada San Bartolomeo, nei locali precedentemente occupati dalla cancelleria del Pio luogo del Conventino. Si compiva così una scelta storica che dava inizio al trasferimento al piano del cuore politico-amministrativo della città. Naturalmente non fu casuale la scelta di collocare tutte le istituzioni, Intendenza di Finanza, Dogana, Dispensa generale dei sali, Posta e Camera di Commercio, nelle vicinanze della Fiera, ormai diventata simbolo internazionale del dinamismo produttivo e commerciale degli imprenditori bergamaschi e che pochi anni prima aveva già funzionato da polo di attrazione per la costruzione del Teatro Riccardi. I locali scelti dalla camera di Commercio furono dapprima presi in affitto e successivamente acquistati nel 1810 a lire 14.326. Molto più tardi, nel 1821, iniziarono le prime trasformazioni significative per conferire all'edificio un aspetto più piacevole e ordinato e migliorarne, al tempo stesso, sicurezza e igiene. Nel 1825, grazie ad un finanziamento ottenuto dalla Cassa di Risparmio di Milano, i lavori poterono iniziare sulla base del progetto dell'architetto Giovanni Francesco Lucchini. Nel corso degli anni i lavori di ampliamento furono numerosi, dalla sopraelevazione di due piani agli interventi di ripartizione degli spazi interni e alla sistemazione della Sala Consiliare. Alla fine dell'ottocento, l'avvenuto trasferimento al piano delle sedi dei principali uffici amministrativi, cui aveva dato l'avvio proprio la Camera di Commercio, sancivano la centralità dei borghi dal punto di vista amministrativo ed economico. Gli edifici della fiera, che in seguito alla sua decadenza quale occasione di scambi commerciali erano in stato di degrado, in parte trasformati in botteghe stabili, sarebbero stati percepiti sempre più come un inutile ingombro che paralizzava il cuore dell'area su cui gravitavano gli insediamenti abitativi, produttivi ed il terziario dei borghi. In questo contesto si operò la scelta di una ridestinazione dell'area radicalmente innovativa. Dai concorsi banditi nel biennio 1906-1907 sarebbe infine scaturito quello che è l'aspetto attuale del centro compreso tra il Sentierone, Piazza Vittorio Veneto, viale Roma, viale Vittorio Emanuele II, piazza Libertà e Largo Belotti, ideato dall'architetto romano Marcello Piacentini, allora venticinquenne ma destinato a divenire il discusso protagonista dell'architettura italiana tra le due guerre. In quegli anni la Camera di Commercio, come espressione dell'imprenditoria bergamasca, andava assumendo un ruolo sempre più prestigioso in ambito cittadino e provinciale. Alla radice di tutto ciò stavano sia il rafforzamento del ceto imprenditoriale, sia l'autorevolezza delle personalità che assunsero la presidenza della Camera in quegli anni. Avvenne così che, quando il Comune poté finalmente dare il via all'attuazione del progetto Piacentini per la riforma del centro cittadino, ormai era evidente la necessità per la Camera di Commercio di dover disporre di spazi più ampi e prestigiosi. Vista la mancanza in città di edifici idonei gli amministratori camerali si decisero per la costruzione di una nuova sede nell'area dell'ex fiera. Nel 1921 venne acquistato lo spazio e venne deliberato di affidare il progetto per l'erezione del palazzo all'ingegnere Luigi Angelini, poiché rappresentava in Bergamo l'architetto Piacentini alle cui realizzazioni sull'area della fiera avrebbe dovuto adeguarsi l'impianto stilistico della nuova costruzione. Fu poi chiesta una consulenza esterna per la scelta dei soggetti da dipingersi nelle lunette del salone consiliare, individuato come l'ambiente più rappresentativo dell'intero edificio. Inizialmente la commissione camerale aveva pensato di raffigurare nelle lunette alcune antiche e recenti attività economiche della provincia colte nel loro sviluppo. L'idea dovette però essere abbandonata per le difficoltà a rappresentare artisticamente quei temi. Fu così deciso di scegliere la raffigurazione di alcuni tra i paesaggi "più succestivi e caratteristici della provincia con riguardo alle diverse zone della medesima". I lavori, iniziati nel maggio 1923, si conclusero nel giro di due anni consentendo di cogliere l'occasione della venuta a Bergamo del re Vittorio Emanuele III il 1° novembre 1925, per la cerimonia dell'inaugurazione. La cerimonia si svolse con il massimo della solennità a testimonianza dell'importanza della "Camera di Commercio e industria della provincia di Bergamo che oggi domina dai suoi spaziosi locali l'area in cui un dì mercanteggiavano compratori stranieri ed artigiani orobici…dalla nuova sede, che s'apre sulla piazza dedicata a Dante e sulla quale la Banca e la Giustizia hanno trovato sistemazioni con la Camera, si domina ad un tempo la Città Bassa e l'Alta Città. Non più due vite, non più due contrasti. Un'anima sola che si fonde nel lavoro silenzioso…per una fede che guarda all'avvenire dell'Italia…ed è spronata dal monito che scende diuturno dalla torre dei Caduti."

 
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