 |
Bergamo, sul filo dell'acqua
Mostra fotografica a cura di Pino Capellini e Gianfranco Rota

Si deve al sottile filo d’acqua di una piccola sorgente la nascita della Bergamo sul colle, uno zampillo che diede origine al primo insediamento di poche capanne. La Bergamo romana ebbe invece bisogno di una maggior quantità d’acqua, per la quale vennero sfruttate le sorgenti lungo la dorsale dei colli. L’acquedotto (i Vasi), pur con adattamenti e trasformazioni, restò in uso fino all’Ottocento. Il Libero Comune avvertì l’esigenza di migliorare il rifornimento idrico. Risalgono a questo periodo le fontane delle Vicinie. Per far fronte a situazioni di emergenza furono costruite la cisterna viscontea a lato dell’abside di Santa Maria Maggiore (Fontanone) e la quattrocentesca struttura del Lantro (o Later), all’inizio di via della Boccola. Nel corso dei secoli ben poco mutò. Le fontane continuarono ad avere funzioni essenzialmente pubbliche, comprese quelle ornamentali di San Pancrazio e di Sant’Agostino. L’unica concepita come abbellimento cittadino fu la fontana che il podestà veneto Alvise Contarini fece collocare, nel 1780, in piazza Vecchia. Minuscoli canali arrivavano fino alla fontana di borgo San Leonardo (la Fiascona) e a quella di borgo Pignolo (del Delfino). La fontana della Fiera (piazza Dante) era invece alimentata dalla roggia Serio, con le acque deviate dal fi ume all’altezza di Albino. Una rete di canali (seriole) fu realizzata al piano per il funzionamento di segherie e magli. Fontane storiche, cisterne, canalette. Un’esile rete di rifornimento - sotterranea, celata sotto l’acciottolato, dietro muri antichissimi - che la città tutelò e amministrò con grande cura: dalle norme degli Statuti medievali alle quotidiane ispezioni dei fontanari pubblici, fino al 1881 quando Bergamo venne dotata del primo acquedotto moderno.
Pino Capellini 
|
 |