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Vi ho amato fino alla fine
Meditazione (multimediale) sul martirio di S. Alessandro

regia di Oreste Castagna
con Nicola Stravalaci, Francesca Minutoli, Max Brembilla attori
Stefano Montanari, violino solista
con l’Ensemble d’Archi Enea Salmeggia
da un’idea di Mario Bertasa

L’esistenza di un gruppo di amici è già di per sé un’esperienza straordinaria: cercarsi, darsi appuntamenti, stare bene insieme, fare progetti insieme. Infonde alla vita quotidiana un sapore speciale, un valore aggiunto. Che cosa può succedere, allora, ad un gruppo di amici quando un ospite venuto da lontano spiega loro che tale amicizia è il segno di un Amore ancora più grande, è la leva su cui fare perno per estirpare il male dal mondo, per progettare una città nuova? Questa è la storia di Fermo, Rustico, Grata, Esteria, Domnone, Eusebia. Un gruppo di giovani bergamaschi di 1.600 anni fa, nobili e plebei, quando Bergamo era ancora un piccolo insediamento rurale governato da alcune famiglie di patrizi romani. Presso la villa di uno di loro si rifugia un giorno uno straniero, un certo Alessandro, gigante buono dagli spiccati tratti arabo-egiziani, che ha tante storie da raccontare: grazie al suo mestiere ha vissuto in Medio-Oriente, a Gerusalemme, nei Balcani, a Roma, in Gallia, in Svizzera: è un ufficiale dell’esercito imperiale. E sta passando seri guai con la giustizia militare. È un disertore. Uno dei pochi sopravvissuti al massacro, nel Vallese, della sua legione, la mitica Legio Tebana, rifiutatasi in blocco di fare piazza pulita dei contadini che seguono la Via di Cristo. «Cristo? Chi è? Raccontaci…». La notizia della predicazione di Alessandro e della conversione dei giovani di Bergomum non tarda a giungere alle orecchie di Massimiano, il vicario imperiale che di persona arriva nel borgo per arrestarlo e farlo decapitare. Ma finiscono sempre così le storie? E anche le grandi amicizie? A volte la risposta, muta o balbuziente, a queste domande lascia una tremenda sensazione di impotenza. Che senso ha fare grandi disegni sulle sorti del proprio mondo di affetti, sul futuro della propria città? La sfida a cercare comunque un senso di cui si avverte l’urgenza può essere dunque la riscrittura di un martirologio attraverso le strategie poetiche della contemporaneità, con espedienti formali quali un immaginario scambio di lettere fra Sant’Alessandro e Santa Grata, con strumenti comunicativi dati dalle tecnologie di illuminazione e multivisione o dall’interazione fra recitazione e musica dal vivo. Comunque un senso, se si ama fino alla fine, nonostante la fine.

In scena giovani attori professionisti di grande talento con importanti esperienze professionali e formative: Francesca Minutoli, diplomata con la medaglia d’oro all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, è apprezzata attrice teatrale; Nicola Stravalaci, diplomato presso l’Accademia dei Filodrammatici di Milano, ha interpretato numerosi spettacoli teatrali e collabora a diverse produzioni cinematografiche e televisive – tra le quali “Buona la prima” con Ale & Franz.

 
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