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Alcune cosmicomiche

dal libro di Italo Calvino "Le cosmicomiche"
con Gene Gnocchi
Oreste Castagna, voce fuori campo
Musiche live del Neji trio Giulio Visibelli, flauti e sassofoni; Flavio Minardo, chitarre; Arup Kantidas, tabla e percussioni
Mario Bertasa, adattamento teatrale
Oreste Castagna, regia
Luci Clay Paky
Gobos ODL

Produzione originale Notti di Luce 2003

Nel corso di un improbabile talk show televisivo, un regista/conduttore (Oreste Castagna) dialoga in tempo reale con un non molto precisato esperto di fenomeni fantascientifici (Gene Gnocchi) su alcuni interessanti accadimenti. Nel corso del racconto, che si snoda tra vicende amorose di dinosauri e rottamazione di lune e satelliti, l'esperto perde spesso e volentieri il filo del ragionamento, forse distratto dalla luminosità degli eventi celesti o dai suoni di lontane etnie perdute nella notte dei tempi. Il suo discorso, apparentemente sconclusionato, prende direzioni inaspettate ora decisamente fantastiche ora più materiali riportandosi sui binari della logica grazie ai solerti richiami del conduttore/grande fratello.
La storia sviluppa creativamente il viaggio fantastico voluto da Calvino nel suo capolavoro dedicato ironicamente alla fantascienza, mantenendosi fedele e al tempo stesso trasgredendo, sebbene in modo rispettoso, il testo originario.
L'idea prende spunto proprio dal titolo del grande maestro del fantastico. Calvino infatti con il suo libro intendeva trattare antichi aspetti cosmici che stanno alla base della vita nell'universo attraverso il filtro del comico. Le comiche del cinema o i comics a fumetti rappresentano per lui uno schermo per contrapporre l'essere con quello che non c'è, il reale con il fantastico.
Notti di Luce è lieta di presentare al suo pubblico questa nuova produzione originale con la partecipazione di uno tra i più sagaci e preparati attori comici italiani: Gene Gnocchi.

Gene Gnocchi
Nato a Fidenza (PR) l' 1marzo 1955, sotto il segno dei pesci.
Laureato in Giurisprudenza, inizia la sua carriera di attore e comico debuttando come cabarettista allo Zelig di Milano nel 1989.
Nello stesso anno debutta con grande successo in televisione accanto a Zuzzurro e Gaspare, Teo Teocoli, Silvio Orlando, Athina Cenci, Giorgio Faletti e Carlo Pistarino nella trasmissione "EMILIO" (Italia 1), rotocalco settimanale legato all'attualità che spazia dalla satira politica alle notizie "rosa". Gene Gnocchi interpreta due personaggi: un inviato stralunato che viaggia senza paura su un vero pallone aerostatico, commentando notizie e fatti con intelligente ironia e un altrettanto improbabile recensore di libri che analizza i testi senza averne mai letto alcuno.
Il successo della trasmissione è tale che nel 1990, in occasione dei campionati mondiali svoltisi in Italia, Italia 1 realizza il programma "EMILIO '90" con gli stessi protagonisti che si occupano in chiave ironica di questo importante avvenimento.
Nel 1990-91 Gene fa parte della trasmissione "IL GIOCO DEI NOVE" dove movimenta uno dei più classici giochi del tris con una comicità surreale.
Edito da Garzanti esce il suo primo libro "Una lieve imprecisione" una raccolta di racconti che suscita interesse anche nella critica letteraria più avveduta.
Ne "I VICINI DI CASA" (Italia 1) con Teo Teocoli, Silvio Orlando, Gabriella Golia e Opera Comique, sit-com ambientata in un condominio dove vengono trattati in maniera comica situazioni quotidiane di rapporti tra vicini dirimpettai e occasionali ospiti, Gene interpreta il geniale inventore di giochi per bambini Eugenio Tortelli.
Nel 1992-1993 presenta con Teo Teocoli "SCHERZI A PARTE" (Canale 5). Per la prima volta in veste di conduttore fuori dagli schemi con una vena di sana cattiveria ridanciana.
Nel 1993, nella prima edizione di "MAI DIRE GOL" (Italia 1) l'altra faccia di "Novantesimo minuto", debutta insieme a Teo Teocoli creando vari personaggi: parodia della Scarnatti giornalista della Rai e iper tifosa della Roma al grido "a da jocà Muzzi" e il bergamasco Ermes Rubagotti tifoso dell'Atalanta.
Pubblicato da Einaudi esce il suo secondo libro "Stati di famiglia" cronaca buffa e malinconica di personaggi alle prese con il nonsenso della vita di ogni giorno.
Nel 1994 realizza "L'APPROFONDIMENTO" (Rai 3), in studio con tutta la sua stralunata famiglia commenta e discute i fatti più importanti del giorno.
L'anno successivo Marino Bartoletti, direttore del Tgs, invita Gene Gnocchi come controaltare dissacrante alla trasmissione sportiva "IL PROCESSO DEL LUNEDI'" (Rai 3). Gene commenta i fatti della domenica calcistica in maniera ironica ma con competenza e si distingue come tuttologo, biografo e tifoso accanito del giocatore del Milan Dejan Savicevic.
Nel 1995 porta in tournèe lo spettacolo "TUTTA QUESTA STRUTTURA E' SUSCETTIBILE DI MODIFICA" di Gene Gnocchi, Auro Della Giustina e Marco Posani, regia di Antonio Syxty. Un nuovo tipo di sperimentazione teatrale che prende spunto da un originale tentativo di interazione con il pubblico in sala.
Nel 1995 Einaudi pubblica "Il Signor Leprotti è sensibile" vita ipotetica, avventure mancate e assassini falliti di un triste clown della metropoli.
E' il protagonista del film Tv "Occhio di falco" regia di Vittorio De Sisti.
Sempre nel 1995 è interprete sul grande schermo della commedia agrodolce di Giuseppe Piccioni "Cuori al verde" con Margherita Buy e Giulio Scarpati.
Per il film "Metalmeccanico e parrucchiera …" la grande regista Lina Wertmuller lo chiama per interpretare uno dei ruoli principali accanto a Tullio Solenghi e Veronica Pivetti.
Nel 1997 in coppia con Tullio Solenghi conduce "STRISCIA LA NOTIZIA". All'interno del Tg satirico creano "Striscia la berisha", una sorta di "Striscia la notizia" realizzata in Albania con due improbabili conduttori "albanesi" con a disposizione pochi mezzi ma tanta triste ironia.
Nello stesso anno scrive con Francesco Freyrie e interpreta "DILLO A WALLY" (Italia 1) talk-show di casi umani e disumani, feroce e intelligente satira della tv del dolore con un pubblico vero e con un conduttore sopra le righe.
Gene Gnocchi scrive un dizionario ironico "Il mondo senza un filo di Grasso" edito da Bompiani.

Intervista a Gene Gnocchi
La difficile arte della comicità intelligente: Gene Gnocchi e "Il mondo senza un filo di grasso"

D - La tua professione di comico, si riflette nel tuo libro?
R - Il "comico" ha una grande dignità e va considerato in sé, come "scrittura".
Questa "enciclopedia" è un libro scritto, pensato per la pagina scritta, può far ridere, ma è pensato per la lettura, la scrittura televisiva invece tiene conto di molti altri fattori, quali la difficoltà del mezzo, di certi ambienti...
Questo è un libro umoristico, anche gli altri miei libri, che erano seri, avevano comunque una vena umoristica. Perché questa è la mia vena...
La parola, se il libro è divertente o no, resta sempre comunque nelle mani del lettore.
D - Da cosa nasce la tua vena comica?
R - L' ispirazione la traggo da qualsiasi situazione. Nasce dall'osservazione, dalle cose più disparate. È una forma mentis: in ogni cosa tu cerchi l'aspetto comico, basta compiere uno scarto dalla realtà e poi tutto diventa comico. E' un procedimento che nasce da un tipo di scelte, direi da scelte di vita, è un particolare punto di vista con cui si vedono le cose.
Se io avessi fatto lettere all'università, invece che giurisprudenza (scrivevo già dei racconti fin da ragazzo), probabilmente mi sarei trovato in una situazione del tutto differente che mi avrebbe dato molta più soddisfazione, non avrebbe acuito tutti quei "germi" comici che già sentivo. Sarei stato contento così, mi sarei interessato delle cose che allora mi piacevano (e allora mi piaceva soprattutto scrivere) e forse non sarei mai diventato un comico.
D - Il tuo successo è soprattutto televisivo. Da quando hai incominciato a lavorare che cosa è cambiato?
R - Ormai i programmi si fanno per "responsabili di acquisto". Il problema nasce quando tu fai un programma che magari è divertente, ma non si rivolge ai "responsabili di acquisto" ad esempio di quella fascia oraria. È una pianificazione che a volte però viene anche disattesa dall'interlocutore. Paradossalmente c'è più attenzione al momento della sponsorizzazione, che al programma in sé. È un po' una provocazione questa. Però si è sicuramente subordinati nella creatività, a questo fatto economico.
In televisione ci sono sempre meno spazi per sperimentare, c'è meno volontà di rischiare. Quando io ho cominciato c'erano maggiori possibilità di sperimentazione, oggi il rapporto con il commerciale è molto più forte, gli spazi sono più chiusi.
D - E il teatro?
R - È una gran valvola di sfogo, è la soluzione migliore. L'anno scorso infatti ho fatto poca televisione e un'intera stagione teatrale, il contatto con il pubblico è molto importante. Però il pubblico segue di più se è richiamato dalla televisione: vai a vedere più facilmente il comico televisivo del momento. Per portare gente a teatro devi comunque far qualcosa che vada bene in televisione.
D - Progetti per l'immediato futuro?
R - A novembre andrà in onda un programma interamente mio. Il tentativo è quello di costruire un gruppo mio. Per la prima volta faccio un programma pensato e scritto da me e da un gruppo di autori che hanno lavorato con me in teatro. Se dovesse andare bene, avrei conquistato la forza e la credibilità per fare ancora, magari l'anno prossimo, un'altra cosa interamente mia. L'aspirazione è quella di divertirmi e di proporre idee originali.
D - Quali modelli di comicità hai?
R - Non ho mai frequentato scuole, ho cominciato così. Ho fatto due film e ho chiesto anche se era necessario frequentare qualche scuola, mi è stato detto di no, ad esempio, dalla Wertmuller, perché avrei perso spontaneità e freschezza. Il momento della creazione è bello, quando trovo una cosa che fa ridere, che mi fa ridere e penso che possa far ridere anche gli altri, mi diverto, mi piace molto.
D - Il libro ha delle illustrazioni, come le hai scelte?
R - Il libro ha dei disegni di un illustratore olandese, Van Loon, morto una cinquantina di anni fa e queste illustrazioni, senza conoscere Van Loon, erano gli stessi disegni che avrei voluto fare io. Sembra quasi che lo spirito di Van Loon abbia saputo cogliere nel tratto l'essenza di quello che volevo dire io. Quando ho visto questi disegni non riuscivo a crederci. Due disegni del libro li ho fatti io e non si disitinguono.
D - Questa "enciclopedia" raccoglie un pubblico che già ti conosce e che si aspetta da te il divertimento, diversamente dalle tue prove narrative precedenti.
R - Eppure per me questa è molto più rischiosa delle altre. Io rivendico l'iter della scrittura umoristica. Ci sono autori come Campanile, come Flaiano, come Mastronardi, come certe cose di Bianciardi, che sono molto più interessanti di scrittori che scrivono con la penna intinta nella lacrima. La scrittura comica è molto, molto più difficile dell'altra scrittura, quindi forse solo dopo aver scritto in un'altro modo, dopo aver affinato un'altra tecnica, si può approdare alla scrittura comica. È molto difficile, perché i registri sono vari.
D - Campanile è un po' un tuo modello?
R - Si fa tanto parlare di scrittori pulp, di cattivi, ma Campanile era centomila volte più cattivo di questi, ma con una leggerezza e una grazia di tocco che questi scrittori pulp non hanno minimamente. Ti fa ridere, ma ti mette davanti anche ai grandi interrogativi della lingua.
D - Quali sono le tue letture oggi?
R - Sto leggendo e rileggendo due libri che considero eccezionali: sono "Casi" di Daniil Charms, edito de Adelphi qualche anno fa, e "Le nozze di Pentecoste", poesie di Philip Larkin. Gli autori che considero fondamentali e che sono rimasti in me sono Gadda, tutto Flaiano, Silvio D'Aarzo, Landolfi e Delfini.
D - Quali letture potresti consigliare a un ragazzo?
R - Consiglierei ai ragazzi, per avvicinarsi al comico, "Bar sport" di Benni, come primo libro e da lì comincerei a far leggere Campanile, Flaiano, ma partirei da "Bar sport".

Oreste Castagna
Attore e regista, debutta nel cinema con Bruno Bozzetto passando successivamente alla televisione conducendo con Elisabetta Gardini la trasmissione Cartoni Magici e con Osvaldo Bevilacqua, Sereno Variabile. Si specializza nel teatro per ragazzi offrendo la voce al pupazzo Dodò nella trasmissione televisiva Rai L'Albero Azzurro. Porta in tournee in Italia e negli Stati Uniti lo spettacolo Il Principe Felice di Oscar Wilde. In qualità di regista dirige lo spettacolo Nel Ciel Che più Della sua Luce Prende con Giorgio Albertazzi, Il sogno di Marlene con Paola Quattrini. Recita inoltre con Lawrence Ferlinghetti nel corso di un reading poetico con la partecipazione di Enrico Rava.

Giulio Visibelli, Sassofonista e flautista senese, si diploma in flauto nel 1981 presso l'Istituto "P.Mascagni" di Livorno; studia sassofono con Claudio Fasoli e GianLuigi Trovesi ai "Seminari Nazionali di Musica Jazz" di Siena. Si diploma poi, alla fine del 1983, in Jazz Performance al "Berklee College of Music" perfezionandosi con John LaPorta, Joe Viola, Andy McGhee, George Garzone, Bill Pierce e Gary Burton. Studia inoltre con Joseph Allard e Jerry Bergonzi. Si interessa alla musica etnica con il gruppo Neji trio. Ha suonato e inciso con Norma Winstone, Giorgio Gaslini, Steva Swallow, Gianluigi Trovesi partecipando ai più importanti jazz festival internazionali.

 
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