Home | Edizione 2002 | Il sogno di Marlene

Il sogno di Marlene con Paola Quattrini, scritto da M. Bertasa, regia di O. Castagna, orchestra da camera E. Salmeggia, solisti Karin Schmidt, G. Trovesi, E. Soana, direttore M. Gioventù, arrangiamenti di B. Tommaso

Il titolo di questo spettacolo, a prima vista immediato, contiene già tutta la carica di ambivalenza che un personaggio come Marlene Dietrich porta con sé: in italiano con un'espressione come "il sogno di Marlene" si può intendere la diva sia in quanto soggetto, sia in quanto oggetto del sognare. "Il sogno di Marlene" non significa soltanto ciò che Marlene sogna, ma anche ciò che chiunque può sognare pensando a lei. Questa forse è l'essenza del divismo: la coincidenza fra i desideri che il pubblico proietta sulla figura dell'artista, e ciò che l'artista immagina e attende dalla costruzione del proprio destino.
Una diva forse non è frutto soltanto di un calcolato programma perseguito scientificamente dal cosiddetto star system, ma è soprattutto il risultato di una fortuita coincidenza fra due strutture del desiderio, quella di un pubblico e quella della diva stessa. Come raffigurare quest'idea con una metafora teatrale efficace e mirata? Si è scelto un "punto di vista dal basso", uno scorcio relazionale e umano fittizio da cui osservare i sogni di una diva e del suo pubblico, un personaggio monologante puramente inventato: Ethel Schein, una modesta truccatrice, sarta, tuttofare, che lavora in teatro a Berlino negli anni Venti, amica di una Marlene Dietrich di cui ancora nessun importante produttore si è accorto, nonostante i lunghi anni della sua gavetta fra teatro, canzone e cinema.
Sarà Ethel allora, ovvero l'attrice Paola Quattrini, guidata dalla regia di Oreste Castagna e accompagnata da alcuni brani del celebre repertorio della Dietrich rivisitato dall'Orchestra "Enea Salmeggia" e dai suoi prestigiosi solisti, che racconterà l'ascesa della diva, gli umori del suo pubblico, la realizzazione di un sogno condiviso, segnato però anche da incomprensioni e gelosie fra le due, fino al dissolvimento di un'intima amicizia, solcata da un confine troppo profondo: Marlene, con una figlia legittima e un divorzio alle spalle, vola nel 1930 a Hollywood, fa sognare prima con i suoi film un'America pian piano risollevata dalla Grande Depressione, e poi con i suoi concerti le truppe americane sbarcate in un'Europa da liberare; Ethel, con una figlia illegittima e una famiglia segnata dal lutto, rimane in Germania, e ne vive le contraddizioni e tragedie fino ad uscirne con la sensazione di una carriera rovinata e di un futuro dove ricostruire qualcosa sarà possibile solo con sacrifici altrettanto grandi.
Lo sfondo di ogni vita privata, di ogni confidenza, di ogni sguardo al proprio futuro di donne, di madri, di professioniste, è sempre quello dei grandi avvenimenti della storia, che da un continente all'altro segnano indelebilmente i tracciati esistenziali personali. Ma la sfida di Marlene e di Ethel, pur in campi diversi e lontani, è identica: la prima riuscirà ad avere la meglio sui meccanismi stritolanti e disumani dello star system che ha abbracciato; la seconda non si rassegnerà a subire le conseguenze della dittatura e della guerra, e troverà anche lei un tardivo quanto insperato successo professionale.
La storia ci consegna un'immagine riservatissima e altrettanto serena della vecchiaia di Marlene Dietrich, ritiratasi in un appartamento a Parigi dopo il 1975. Due mondi e due culture, America ed Europa, si abbracciano nella sua carriera che tramonta su uno scenario quantomai suggestivo. L'immaginazione invece ci può far seguire anche la vecchiaia di Ethel: l'amicizia perduta avrà ancora qualche chance nella caparbia tenacia delle due anziane signore?

Mario Bertasa

 
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